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martedì 13 dicembre 2011

Pensioni che fare ?


 Pensare che le pensioni siano intoccabili è utopico e da irresponsabili.
Vorrebbe dire far pagare un ‘lusso’ attuale ad un lavoratore giovane che ha già enormi problemi propri di precariato, instabilità finanziaria e futuro incerto.
Le pensioni furono studiate in modo ‘allegro’ e questo modo allegro adesso non è più sostenibile considerato anche l’aumento dell’aspettativa di vita.

Cosa fare allora ?

Credo sia un’ottima cosa ciò che è previsto nella manovra Fornero riguardante incentivi e disincentivi al lavoro.
Se hai un numero adeguato di anni  ma sei ancora troppo giovane per la pensione e vuoi comunque fermarti puoi farlo a patto di rinunciare ad una percentuale della pensione stessa.
Hai superato la soglia di età stabilita e vuoi restare al lavoro avrai un incentivo a farlo in modo da sgravare le tasche dell’INPS.

Poi cosa fare ?
Evitare innanzitutto la mannaia folle nella quale sono caduti molti nati dal 1952 al 1957. Da qualcuno occorre partire, indubbio.  Forse occorrerebbe studiare una strada più morbida semmai con penalizzazioni minori.

Altro …
Il calcolo contributivo così come è stato stabilito mi sembra adatto.
Porterei però una variazione sulle pensioni ALTE. Parlo proprio di quelle ALTE diciamo dai 6/7 Mila Euro in su.
Su queste farai un correttore percentuale, un contributo solidale costante e strutturale.
Imporrei un tetto massimo alle pensioni (ad esempio 10Mila Euro)


Ed infine …
Apporterei sostanziali variazioni sugli ultimi anni lavorativi.
Farei uno scivolo morbido verso la pensione per non passare da 8 ore a zero.
Traumatico per tutti. Direi che gli ultimi 4/5 anni dovrebbero essere a part-time in modo da lenire il carico del lavoro sugli anziani ormai usurati anche mentalmente e affiancare a queste figure comunque esperte un giovane che possa imparare il lavoro con una figura di riferimento al suo fianco.
Va tenuto di conto che allungare sensibilmente la presenza lavorativa degli anziani implica matematicamente un più difficile accesso ai giovani nel mondo del lavoro.
Occorre per ciò trovare dei compromessi validi tra le due cose.


Voi cosa ne pensate ?


… Barandola …




venerdì 25 novembre 2011

Monti ma non dovevi dare equità ?

Abbiamo tutti quanti mal assorbito il cambio dell'IVA dal 20 al 21 percento.
Operazione eseguita da Tremonti.

Adesso Monti, dopo aver annunciato che le sue azioni saranno eque e addirittura renderanno più eque quelle già in vigore, cosa fa ?
Si ipotizza un incremento dell'IVA dal 21 al 22, forse addirittura al 23 percento.
Nonchè si sta valutando l'incremento dal 10 all'11 % dell'aliquota sui beni di larghissimo consumo e FORSE se non bastasse anche l'aumento dell'IVA sui beni di prima necessità che adesso è al 4%.

Quindi diciamo che si vanno a toccare TUTTE le aliquote IVA ?
Uno strumento per fare pronta cassa. Indubbiamente.

Ma c'è una cosa che proprio non mi và giù.
Toccare l'IVA sui bene di prima necessità e di largo consumo aumenta vertinginosamente le entrate ma si và a colpire tutta la platea dei cittadini anche quelli che sono già al limite (e anche oltre il limite)
Si aumenta il costo della pasta, del pane, del latte, dello zucchero... tanto per capirci.

Un incremento dell'1% dei prezzi è TANTISSIMO !!!!!
Per chi è al limiti è insopportabile e insostenibile.


Ma l'IVA sui beni di lusso ?  Quella Non si tocca ? Ve la siete dimenticata ?
Farla passare dal 38% al 42%  o anche 45% (con la stessa proporzione delle altre quindi) ???
(Proposta che è stata fatta ad Agosto dal Senatore Belisario IDV)
Si so bene che i beni di lusso son pochi.
Che l'introito sarebbe minore. INDUBBIO.
Ma è una buona ragione per non far pagare chi compra cose futili ?
Chi spende 1Milione di Euro in uno yacht ne può spendere 50Mila in più.
Mangerà lo stesso, avrà lo stesso un tetto dove dormire e non cambierà il suo tenore di vita.

Che chi ha di più PAGHI DI PIU' !!!!


... Barandola...

mercoledì 23 novembre 2011

Proposte per Prato (In risposta a Nicola Oliva)


Caro  Nicola,
ho letto il tuo Post  7 Proposte per il Credito a Prato  ' e come sempre sono rimasto positivamente colpito dalla tua sintesi dei fatti in primis e dalla tua analisi a seguire.

Vorrei evidenziare maggiormente, anche se nel tuo post già si possono intravvedere questi elementi, due cose che secondo me sarebbero importanti in ottica pratese in particolare ma anche in funzione regionale/nazionale.

Quando tu parli di Fondo Etico dei Talenti :
Ecco in questa tua analisi aggiungerei un bisogno da sempre presente a Prato, l’Unione.
Siamo stati per anni una grandissima città del tessile ma sempre con 100 industrie.
Stiamo diventando adesso una delle società più evolute nella produzione del software, ma abbiamo tutte realtà minimali.
Sarebbe interessante valutare la possibilità che il Comune faccia da ‘unificatore’ delle risorse creando delle sovrastrutture aziendali che concentrassero le risorse verso sforzi comuni cittadini.
Per le mie conoscenze potrei farti esempi sull’informatica ma credo che in altri ambiti possa valere la stessa cosa.
Cambiamo la logica che se la tua società va peggio della mia io posso crescere di più.
Un incentivo ad unirsi - anche organizzativo perché è difficile proprio trovarsi e parlarsi -   
per fare in modo che si cresca insieme invece che crescere al posto di altri.

Quando tu parli di edilizia sociale :
Sempre per mie conoscenze lavorative nell’informatica seguo da 20 anni l’ambiente delle Cooperative di abitazione.
La Toscana in genere, Prato in particolare, soffrono di   manie di proprità ’.
Mi spiego meglio. In Lombardia soprattutto, ma anche in Emilia, esistono moltissime Cooperative Edificatrici a proprietà indivisa.
Realizzare un piano di edilizia dove si rivalutano le singole zone della città, dove si recuperano i vecchi edifici (cosa che mi sembra sia già iniziata negli anni precedenti).
Ristrutturare e costruire edifici a basso impatto ecologico, che siano generatori di energia e non consumatori.
Realizzare case che vengano date solo ed esclusivamente in ‘proprietà indivisa’
Per chi non la conoscesse la si può banalizzare come un condominio di case in affitto gestite da un unico proprietario (la Cooperativa appunto), ma è molto più complesso e soprattutto non c’è scopo di lucro.
Così facendo si farebbe ripartire una economia trainante come l’edilizia. 
Si potrebbero dare una casa a prezzi davvero concorrenziali a chi ne ha davvero bisogno e, per il principio di domanda ed offerta, diminuendo il bisogno di case si abbasserebbero nel distretto i costi degli affitti e degli acquisti.

Mi fermo qui ringraziandoti per il tuo post e sperando con questa risposta di averti dato un qualche ulteriore spunto di analisi e riflessione.

... Barandola ...

@DanielePinai (on Twitter)

venerdì 11 novembre 2011

Cambiamo Veramente.

Inutile attendere che piova oro !
Se vuoi una cosa, se ci credi davvero devi prendertela e lottare per averla.

Abbiamo delegato, delegato troppo. Abbiamo concesso a chi ci doveva rappresentare di rappresentare solo se stesso e i suoi interessi. Chi più (anche molto di più) e chi meno.
Ci siamo addormentati sulla democrazia che abbiamo trovato.
Come ogni lusso concesso e non guadagnato ne abbiamo perso il senso e il valore.


E' arrivato il momento di invertire la tendenza.


Se attendiamo che qualcuno dall'alto ci aiuti siamo fuori strada.
Dobbiamo ricucire le cose dal basso. Passo a Passo. Porta a Porta.
Ricreare un tessuto sociale e politico (perchè la vera politica è cosa buona !) che consenta al nostro Paese di cambiare rotta.

Iniziamo con le primarie. Non sto parlando delle primarie per il candidato premier.

Primarie OBBLIGATORIE per chi si candida ad andare al Parlamento.
Se attendiamo che vengano istituite per legge ci staimo sbagliando.

Ciò che possiamo fare è imporre al NOSTRO PARTITO di riferimento (io  parlo del PD ma spero di cuore che anche PDL / IDV / UDC / ect. prenderanno questa strada) di indire le primarie tra i candidati.

Fermo restando dei criteri base che i candidati debbono avere per ritenersi tali :
  • Non più di 3 legislature (indipendentemente dalla durata delle stesse)
  • Fedina Penale Pulita
  • Profilo DETTAGLIATO della persona reso pubblico e facilmnete consultabile
( Quì trovate dei maggiori dettagli sul Regolament che proporremo)

I candidati DEBBONO confrontarsi tra di loro e dare la possibilità al cittadino di scegliere.


IO STO RACCOGLIENDO LE FIRME PER RICHIEDERE AL PD DI PRENDERE QUESTA STRADA 


Se ritieni che sia giusto AIUTAMI.
  • Scrivimi in casella di Posta di FaceBook.
  • Fermami per strada
  • Telefonami
  • Lascia un commento in questa pagina dicendomi Regione e Provincia e modo per contattarti


Io credo in questa battaglia !!!
E spenderò il MIO impegno il MIO Tempo per migliorare il NOSTRO PAESE.


Fallo anche TU !   Facciamolo INSIEME !!!



... Barandola ...

sabato 5 novembre 2011

Precario ? - Si Grazie !


Il precariato in Italia è una piaga.
Colpisce i giovani, soprattutto le donne, colpisce la famiglia, colpisce la società stessa.
Fine della progettazione della vita, fine del sogno.

Ma la flessibilità in se come concetto base non è errata.

Metto la mia esperienza di informatico al servizio di questo concetto.
Se fai una cosa errata non cercare di sistemarla con mille modifiche, rettifiche, aggiustamenti.
Spesso conviene rifarla ex-novo
Questo è il caso in questione.

Il lavoro flessibile dovrebbe basarsi a mio avviso su 3 principali regole.
  1. La regola  Economico-Finanziaria
  2. La regola della progressività
  3. La regola della vera azienda


La regola  Economico-Finanziaria
In ambiente finanziario quando si fa un investimento si fronteggiano sempre due valori : % di rischio e % di rendimento.
Meno vuoi rischiare meno frutterà l’investimento (se va a buon fine)

Stessa cosa vale ad esempio sui diritti finanziari : 
Ho il diritto di riprendere i soldi quando voglio (liquidità assoluta) tasso bassissimo (anzi zero).
Vincolo i miei soldi ad un anno ? Tasso più alto con penale se li riprendo prima. 
A dieci anni la cosa diventa più evidente.

Nel precariato attuale vale l’opposto. 
Sei precario, non hai diritti, io dispongo come e quando voglio di te e pago meno.
Questa cosa va invertita.


Se prendiamo uno stipendio di 1.200Euro, dato ad un dipendente a contratto indeterminato, l’azienda che assume a tempo determinato per avere più flessibilità di organico dovrà pagare, a parità di opera, una cifra di ALMENO 1.800Euro ripagando così i minori rischi che si assume e i maggiori diritti che ha (l’azienda)

Se la persona a contratto determinato sarà una persona di valore l'imprenditore avrà tutto l'interesse ad assumerla quanto prima.


La regola della progressività
Un dipendente neo assunto a tempo indeterminato dovrebbe avere lo stipendio del tempo indeterminato ma inizialmente solo alcune garanzie più del precario. 
Le garanzie dovrebbero crescere con il progredire del rapporto di lavoro.
Dovrebbero esserci dei controlli per verificare che non sia scelta l’assunzione indeterminata come scappatoia per pagare meno il precario.
Quindi si meno tutele ma non NESSUNA. Le tutele DEVONO Esserci !


La regola della vera azienda
La flessibilità deve servire a due principali scopi.
Assumere, per un picco di lavoro o per una commessa specifica,  del personale che aiuti l’azienda a sopperire a questo momentaneo flusso.
Provare sul campo per alcuni mesi il personale per avere la certezza di assumere una persona valida.

Ma se l’azienda è una vera azienda non deve vivere sui precari. 
Il precariato di massa abbassa il livello della manodopera cosa che per adesso ha sempre contraddistinto il Made in Italy
Devono esserci dei limiti alla quantità di lavoro flessibile in azienda.

En esempio :
  • Impresa al primo anno sino al 100% di forza lavoro
  • Impresa dal secondo al terzo anno sino al 80% di forza lavoro
  • Impresa dal quarto al sesto anno sino al 50% di forza lavoro
  • Oltre il sesto anno l’azienda potrà avere solo un massimo del 20% di lavoratori flessibili.
(percentuali leggermente diverse le si possono pensare per aziende sotto gli 8 dipendenti)


Partendo da queste 3 semplici regole può iniziare a mio avviso un vero ripensamento del mondo del lavoro.


…Barandola…